Don Chisciotte

ATTO PRIMO


Nº 1 – INTRODUZIONE
SCENA PRIMA


(Campagna: Collina; praticabile in fondo, da un lato sul davanti, una locanda, spunta il giorno)
(Ferulino, Radipelo)

RADIPELO: Mio diletto Ferulino,
riposiamoci un tantino,
siam diguini e a pancia vuota
non si ha forza di marciar
(Siede sopra un sasso)
FERULINO: Sù t’appoggia al braccio mio,
di tardar mai non conviene.
RADIPELO: Dalla fame io cado, oh Dio!,
e non posso camminar!
(S’alza a stento e s’incammina)
(Guardando l’insegna della locanda):
Ma che vedo!
Una locanda offre a noi benigno il fato!
FERULINO, RADIPELO:Dell’amico sventurato qualche nuova si saprà.
(Picchia alla porta della locanda)
FERULINO, RADIPELO: Non rispondon, picchiam forte!
(Picchia più forte)
FERULINO, RADIPELO: Ehi di casa!
BRUNIROSA: (Da dentro): Chi va la?
FERULINO, RADIPELO: Forestieri!
BRUNIROSA: Or s’aprirà!
FERULINO, RADIPELO: Dell’ amico sventurato
qualche nuova si saprà.

SCENA SECONDA


(Detti, Marcello, Brunirosa)
MARCELLO: Miei signori! Per il fresco
sul caval di San Francesco!
A lei piace di viaggiar!
FERULINO: Un affar di gran premura…!
RADIPELO: Una nobil commissione…!
FERULINO: Il dovere…!
RADIPELO: La ragione…!
FERULINO: L’amistà..!
RADIPELO: La compassione…!
FERULINO, RADIPELO: Una nobil commissione!
MARCELLO: Non capisco!
FERULINO, RADIPELO: Avreste a caso
qui veduto Don Chisciotte?
MARCELLO: Ha dormito qui una notte,
e mi ha ancora da pagar!
FERULINO, RADIPELO: Ma sapete dov’è andato?
E se deve ritornar.
BRUNIROSA, MARCELLO: Non si cura d’un spiantato,
non lo vuole più alloggiar
Non mi curo d’un spiantato,
non lo voglio più alloggiar.
FERULINO, RADIPELO: Don Chisciotte è un uom d’onore,
e non v’è da dubitar.
O che gente senza cuore,
non conosce che il denar.
BRUNIROSA, MARCELLO: Ai dì nostri è una gran bestia,
chi altrui credito suol far.
(S’ode sulla collina una musica pastorale)
FERULINO, RADIPELO: Donde viene il soave concerto
che in noi desta la calma e il contento?
BRUNIROSA, MARCELLO: I pastori l’armento gradito
così al pascolo soglion qui dar.
FERULINO, RADIPELO: Ah, da lor dell’amico smarrito
ci potrem forse meglio informar.
(Dirigendosi ai pastori e contadine sparsi sulla collina)
Buona gente! Ehi! Scendete!, ascoltate!, buona gente noi bramiamo con voi favellar!
BRUNIROSA, MARCELLO: L’interesse che a un pazzo mostrate molto strano e bizzarro mi par.
FERULINO, RADIPELO: L’amicizia c’ispira e ci guida
e nessuno ci può criticar.
Dite amici sul colle sul prato,
Don Chisciotte per caso vedrete?
CORO: Don Chisciotte, quel pazzo malnato,
di noi certo si dee ricordar.
(Marcello mostrando Brunirosa)
Ha l’amica ben nota l’istoria
ed a voi ella può raccontar.
FERULINO, RADIPELO:Brunirosa, contate l’istoria.
A noi tutto dovete svelar.
BRUNIROSA: Strillando ad alta voce,
ei burbaro e feroce,
a sei mulini col brando
un dì l’ali troncò.
Corre il padron furente,
con un bastone in mano,
e ai colpi immantinente
l’eroe s’involò.
CORO: E ai colpi immantinente
l’eroe s’involò.
BRUNIROSA: Un altro dì scagliandosi
contro l’armento imbelle,
capre montoni a quelle
coll’asta egli infilzò.
CORO: Capre montoni a quelle
coll’asta egli infilzò.
BRUNIROSA: Ma i sassi allor volarono,
l’eroe pagò la pena
sul capo e sulla schiena
la grandine volò.
CORO: Sul capo e sulla schiena
la grandine piombò.
FERULINO, RADIPELO: Povero amico, la notte e il giorno strane pazzie facendo va.
BRUNIROSA, MARCELLO: Così girando la notte e il giorno
al fin la pelle vi lascerà.
CORO: Se ai pazzarelli non fa ritorno
certo più scampo per lui non v’ha!
FERULINO: O ciel, più scampo per lui non v’ha!
(Il Coro parte)

SCENA TERZA

(Radipelo, Ferulino, Marcello, Brunirosa)
MARCELLO: Ma ditemi di grazia,
perchè tanta premura
dimostrate per un matto spiantato?
RADIPELO: Olà! rispetto!.
FERULINO: Non ne parlate mal, è nostro amico
e per lui rispondiam.
MARCELLO: Voi?
RADIPELO: Sì signore!
BRUNIROSA: (Che bella sicurtá viaggiano a piedi)
FERULINO: Voi non ci conoscete?
MARCELLO: No.
FERULINO: Sentite, io son don Ferulin
maestro di scola, giudice,
consegliere, segretario,
archivista e cancelliere
MARCELLO: Capperi! E voi?
RADIPELO: Io sono Radipelo,
chirurgo rinomato
e a un tempo istesso medico,
droghier, primo barbier,
speziale e gazzetiere.
BRUNIROSA: (O che bei capi d’opera)
FERULINO: In fin, noi due siam d’Argamazilla
i membri principali.
RADIPELO: A noi ricorre in ogni caso la comunità,
che una guida di noi miglior non ha.
MARCELLO: Brunirosa, va presto a preparare
due belle stanze!
BRUNIROSA: Vado!
FERULINO: E pria di tutto
una copiosa colazion.
MARCELLO: S’intende.
Servi con attenzion questi signori!
BRUNIROSA: Signori? Oh!, non mi pare!
e la faccia il contrario fa pensare.
RADIPELO: In tanto non potreste
darci qualche notizia dell’amico?
MARCELLO: Io no davver.
FERULINO: Egli ha un ottimo core,
ma leggendo romanzi notte e giorno
si è guastato il cervello;
era la prima testa del paese.
Pazzo e delira
per la cavalleria; in valli e monti
va cercando avventure;
presto o tardi
ei ne sarà la vittima e vogliamo
ad ogni costo ricondurlo a casa.
MARCELLO: Approvo l’intenzion.
RADIPELO: Ma pria fa d’uopo saper dov’è.
MARCELLO: Non deve esser molto lontan;
presto il sapremo,
venite in tanto a ristorarvi.
FERULINO: Ah si? Andiamo... dice bene,
indi vedremo quel che far conviene.
(Entrano nella locanda)

Nº 2 - CAVATINA
SCENA QUARTA


SANCIO PANCIA: (Sancio Pancia ch’esce piangendo)
O stelle!, O luna!, O fato!,
movetevi a pietà!.
Caso più disperato
del mio, no, non si da.
L’asino mio dolcisimo
più al fianco non mi sta.
Caso più disperato
del mio non si da,
no, non si da.
(Sospirando) Ah!, Ah!, Ah!.
Voi lo sapete, o dei,
quanto sudor costò
Sotto gli auspici miei
ei crebbe ed ingrassò.
Asino mio dolcisimo,
quando ti rivedró!
(Gemendo, strillando) Oh!, Oh!, Oh!.
Tornami al fianco o caro,
pace il mio cor non ha,
Torna mio bel somaro
o il duol m’ucciderá,
sì, sì mi ucciderà
Oh!, Oh!, Oh!.
(Siede sopra un sasso)

SCENA QUINTA


(Ferulino, Radipelo)
(Sancio Pancia seduto sopra un sasso; coprendosi il viso colle mani)
RADIPELO: (A Ferulino, uscendo dalla locanda) Eccellente é il pensiero:
io, da scudier, va bene.
Ma ci manca la donna.
FERULINO: La troveremo... qualche contadina... passeggiando, si... si...
(vedendo Sancio) ma chi è mai la?
Che vedo?
Non ti par Sancio Pancia,
lo scudier dell’ amico.
RADIPELO: (Dopo averlo guardato) Si, non t’inganni,
è desso, (avvicinandosi, e sotendolo)
Ehi? Ehi?
SANCIO PANCIA: (Atterrito) O stelle! I ladri!
FERULINO: A noi ladri?
RADIPELO: (A Sancio) Ti pare?
SANCIO PANCIA: (Guardando attentamente li riconosce)
Oibò! Sognavo padroni cari
oh bella! E come mai?
FERULINO: Ma cosa fai qui solo?
SANCIO PANCIA: Sto piangendo
RADIPELO: Per qual ragion?
SANCIO PANCIA: Ho perso l’asinello.
FERULINO: E don Chisciotte?
SANCIO PANCIA : (Titubante) Don Chisciotte… ?
FERULINO: Fa presto!
SANCIO PANCIA: (Imbrogliato) Dirò, ma in grazia
quel che vado a dirvi
nol direte a nessun.
RADIPELO: Non dubitate.
SANCIO PANCIA: Il Campion della Mancia,
celato fra le rupi e fra le piante,
sta facendo una certa penitenza.
RADIPELO: Che diavol dici mai !
SANCIO PANCIA: Vi dico il vero!
FERULINO: Ma perchè seco lui non sei restato?
SANCIO PANCIA: Perchè mi ha comandato
di portar una lettera amorosa
ad Aldonza Lorenzo,
ch’ei chiama Dulcinea di Toboso,
per cui crepa d’amore.
FERULINO: (A Radipelo) É una nuova pazzia.
(A Sancio Pancia) E dove l’hai?
SANCIO PANCIA: L’ho nel sacco... aspettate or ve la ostro.
(La cerca) Oh diavol! Non la trovo.
Che giorno indiavolato!
Io perdo tutto, o Ciel, son disperato!
(Si da dei pugni)
RADIPELO: Non ti straziar cosi, vieni con noi.
FERULINO: (In atto di partire) Troveremo un rimedio.
SANCIO PANCIA: Dove andate?
RADIPELO: Nella locanda.
SANCIO PANCIA: (Guardando l’insegna e scostandosi rapidamente) Oibò! Non voglio entrare!
FERULINO: (Ridendo) Per un cierto affaruccio?....
RADIPELO: Già sappian tutto. Vieni, questa volta
non ti faran saltar come un pallone.
SANCIO PANCIA: E presso al locandiere mi fate sicurtà
FERULINO: Tutto è aggiustato, e nulla ei hiederà.
(Entrano nella Locanda)

Nº 3 - CAVATINA
SCENA SESTA


DOROTEA: Quanto mai lente per gl’infelici
scorrono l’ore.
Come è penosa la notte e il dì.
Al mio dolore non trovo calma,
tormento egual quest’alma
mai non soffrì.
Invan sveller dal core sento
l’immagine dell’infedele che mi tradì.
L’amo, l’adoro e dal martoro
nel seno l’anima sento languir.
Quanto mai lente per gl’infelici
scorrono l’ore.
Come è penosa la notte e il dì.
Pietoso ciel che ai miseri
porgi conforto e aita,
o toglimi la vita
o calma il fier martir.
Chi sa dove si aggira... O Ciel!
Per lui tutto lasciai.
L’amato genitore d’onta colmai e di dolor...
Ah! Forse… la sua maledizion...
Tremo d’orrore... qual funesto destin
tornar non lice all’albergo paterno.
Oh me infelice! Notte e dì invan
al Ciel pietà domando.
(Ad alta voce e nell’ eccesso della smania) O Fernando! Infedel, crudel Fernando!


SCENA SETTIMA


(Cardenio e Dorotea)
CARDENIO: (Infuriato e quasi fuori di se)
Fernando!... Ah!
Dove sei? Empio rival
al fin preda cadrai del mio furor!
(in atto di cercare)
DOROTEA: (Atterrita e trattenendolo) Signore!
CARDENIO: Lo difendete invan... Dove si cela ?
DOROTEA: Ma qual delir!… Ei non qui non è.
CARDENIO: Ne ho inteso l’odioso nome pronunziar.
DOROTEA: Io stessa, sfogando il mio dolor.
CARDENIO: Lo conoscete?
DOROTEA: Purtroppo... egli è l’autore di tutti i mali miei.
CARDENIO: Meco venite a fare aspra vendetta.
DOROTEA: Io gli perdono... ma dove nasce mai
l’ira crudel che contro lui vi accende?
CARDENIO: E che il suo sangue
solo spengnere al fin potrà!…
L’empio ha tradito l’amistade, l’onor...
ei mi ha rapito l’unico mio tesor, l’anima mia...: Lucinda.
DOROTEA: O Ciel! Che intendo mai!
Voi dunque Cardenio siete?
CARDENIO: E come v’è noto il nome mio?
DOROTEA: Dell’odiato rivale in me vedete la sventurata sposa.
CARDENIO: Del crudel Fernando in cerca io vado.
Ah! L’empio con Lucinda
in qualche ignoto asil…
DOROTEA: No, v’ingannate, nel momento di stringer l’imeneo
Lucinda al seduttor
negò la mano, fuggì...
CARDENIO: E l’infausto rito...?
DOROTEA: Consolatevi pur non fu compito.
CARDENIO: Dunque ingannato io fuì,
o mossa da pietate
voi forse m’ingannate?
DOROTEA: No, non v’inganno,
a voi sol presso all’Ara
eterna fè giuro.
La rivedrete,
e in sen d’un dolce amor, lieti vivrete.

 

Nº 4 - DUETTO


Cardenio, Dorotea
DOROTEA: Calmate l’affanno
che vi agita il petto,
del fato tiranno
cessate il rigor.
CARDENIO: Conforto soave
al duol voi porgete
la vita rendete
al misero cor.
DOROTEA: Io sola per sempre,
la speme ho smarrita,
oppressa, tradita,
più pace non ho.
CARDENIO: Un dolce presagio
al core mi dice
che appieno felice
voi pure vedrò.
DOROTEA: Da un barbaro affanno
oppressa mi sento,
e il fato tiranno
mi nega pietà.
Io sola per sempre,
la speme smarrita.
oppressa, tradita,
più pace non ho.
CARDENIO: Il barbaro affanno
d’un alma innocente,
o cielo clemente
ti desti pietà!
Un dolce presagio
al core mi dice
che appieno felice
voi pure vedrò.
CARDENIO: Oh quanto la compiango! Ah traditore,
a me spetta il punirti
di cotanta empietà!
Ehi! Locandiere!


SCENA OTTAVA

(Cardenio, Marcello)
MARCELLO: Che comanda?
CARDENIO: Dimani sian pronti i miei cavalli!.
MARCELLO: Sua eccellenza vuol partir così presto?
CARDENIO: Dimani all’alba, intendi? Che tutto sia allestito!
MARCELLO: Non disfidi Signor, sarà servito!
(Cardenio parte)
Par proprio che il destino, a bella posta, radunò in quest’ostello tutti coloro
che han perso il cervello!

 

SCENA NONA

(Il detto, Ferulino, Radipelo)
FERULINO: Sancio Pancia è partito, (a Marcello) va in traccia dell’Eroe.
RADIPELO: Un servo travestito da scudiere, da noi ben istruito,
gli ha detto che la figlia
del gran Micomicone qui l’aspetta per liberarla da un Gigante.
FERULINO: Ei crede che questo è il solo mezzo
di presto diventar Governatore
dell’Isola cotanto sospirata.
Tutto è all’ordin, e manca sol la donna.
MARCELLO: V’è qui una forestiera
che saria propio al caso;
parlato gliene avrei, ma è tanto afflitta.
FERULINO: (a Marcello): Non sapete chi sia?
RADIPELO: (a Marcello) D’onde venga? Ove vada?
MARCELLO: Ieri da due pastori, che la trovaron
svenuta in mezzo a un bosco,
fu qui condotta; a me, poche ore dopo,
ha rimesso una lettera,
ond’io presto la faccia
a Clenardo inviar.
FERULINO: Clenardo...!.
Oh! noi lo conosciam, sarebbe
per caso l’infelice Dorotea
tradita da Fernando?
RADIPELO: Oh non v’è dubbio!
Le sue sventure ci son note.
FERULINO: Io sono intimo e caro amico
di tutta la famiglia.
RADIPELO: Possiam vederla?
MARCELLO: È in quella stanza.
FERULINO: Ah! Certo, ella godrà del nostro arrivo.
Andiamo, noi l’indurremo
a far quanto bramiamo.
(Ferulino e Radipelo entrano nella camera di Dorotea)

SCENA DECIMA


Marcello (solo)
MARCELLO: Quante combinazion!. Che strani eventi. Tanto meglio; così la mia locanda
gran nome anda acquistando e i forestieri
in folla qui verranno.
E d’oro la mia borsa colmeranno! (Parte)

Nº 5 - SCENA ED ARIA


(La scena rappresenta l’interiore della Sierra Morena. Don Chisciotte seduto al piede d’un albero. Rosinante in lontananza)
DON CHISCIOTTE: Benefico e vivace raggio del Ciel
che al solitario lido guidasti i passi miei, grazia ti rendo.
Sento che in questo asilo
placida calma spira
e il mio soggiorno qui vò fissar.
Ammirator seguace del valente
Amadigi, fenice degli eroi.
Perla de’ prodi,
all’erbe, ai tronchi, ai sassi,
narrando gli ammorosi miei martiri
esalerò caldissimi sospiri.
Satiri, fauni, driadi e napee,
orsi, leoni, lupi tigri e talpe
inondar qui di pianto mi vedrete
le fontane e i torrenti;
e far l’aria suonar d’alti lamenti.
Ma tu, splendida diva del Toboso,
Prima beltà d’ogni beltà del mondo,
Tesor di grazia e di virtù,
Modello di quanto in terra e in celo
v’è di bello, di raro e di giocondo,
dove sei? Cosa fai?
Chi sa se degni pensar al tuo campion
che spande, o Dio!
dolci stille d’amore in questo rio.
Fulgido sol che i destrieri di foco
rapido al carro aggiungi
onde più presto l’idolo contemplar
di questo core,
corri, vola e saluta in nome mio
gli almi suoi verri.
Ma co’ raggi tuoi non la toccar
Che diverrò geloso
Più che non fosti
del Peneo in riva
Della crudel tua beltà fuggitiva.
In tanto in questa immagin verrosa
Io pascolando andrò l’alma amorosa.
(Segue l’Aria)
Alma, sol degli occhi miei,
dolce fiamma del mio core,
tu presente ognor mi sei,
non respiro che per te.
Delle mie gloriose gesta
l’orbe intero o mai rimbomba,
mille allori io tengo in testa
e pur pago il cor non è.
Adorabile tiranna
di te degno esser vorrei,
Per piacerti io mi farei
ogni membro mutilar.
E fra tanto in questi orrori
voglio star in penitenza,
e con rigida astinenza
spettro o mummia diventar.
Forse quando tu saprai
che mi struggo e vengo men,
tu di me pietade avrai
e sarò felice appien.

SCENA UNDICESIMA


SANCIO PANCIA: (Arrivando tutto affannato) Ah! Non ne posso più!
Corro come una lepre,
sudo come una bestia e non lo trovo.
Chi sa mai dove diavol s’è ficcato! (Vedendo Don Chisciotte)
Stelle! Che vedo! È desso… ah Signor mio!
DON CHISCIOTTE: Sei tu ! Respiro… ebbene?…
l’hai trovata? L’hai vista? Le hai parlato? Come? Quando? Dov’era! Che facea?
Certo perle infilava d’una fascia
di seta e d’or tessea
pel suo caro campione?
Avrà di baci inondata la lettera,
l’avrà nascosta in seno, e a prima vista
del suo tesor la man ben conosciuta...
dimmi tutto appuntin...
SANCIO PANCIA: Non l’ho veduta!
DON CHISCIOTTE: Come? Come ? Non hai il comando adempito?
SANCIO PANCIA: Il destino briccon me l’ha impedito…
DON CHISCIOTTE: Ah perfido! Ah fellon!
Ed hai coraggio
di comparirmi innanzi e non paventi
la tremenda ira mia!
SANCIO PANCIA: Non vi adirate, sentite in pria.
DON CHISCIOTTE: Non odo vane scuse!
SANCIO PANCIA: Ah non son vane, no…,
mi han preso l’asino,
e a differir il viaggio io fui costretto.
DON CHISCIOTTE: E tu vile scudiero,
nol diffendesti a costa della pelle?
SANCIO PANCIA: Ah! si, tutto il mio sangue avrei versato!... ma per disgrazia mi ero addormentato…
DON CHISCIOTTE: Poltronaccio! Gli eroi non dormon mai!
SANCIO PANCIA: Ma secondo il proverbio,
quello che accade è sempre per il meglio,
un mal produce il ben :
«non cade foglia senza che il Cielo il voglia. »
DON CHISCIOTTE: Olà! Sta zitto! Io perdo la pazienza!
SANCIO PANCIA: Uditemi o Signor: nella locanda
trovato ho lo scudier d’una Regina
che per mar e per terra di voi va in traccia.
DON CHISCIOTTE: Una Regina? Che desia?
SANCIO PANCIA: Soccorso implora
contro un gigante impetuoso, altero,
che de’ suoi stati usurpa il sommo impero.

Nº 6 -DUETTO


DON CHISCIOTTE: Un gigante. Ah! dov’è?
Empio fellon! Paventa il mio furore.
Più forte io son del paladino Orlando.
Vittima tu cadrai di questo brando.
(Gira per la scena cercando il Gigante colla spada sguainata. Sancio si cela or di qua or di là)
(A piacere, quasi fuori di se)
Vil nemico invan celato, te nestai dietro le piante.
Dal mio braccio fulminante chi salvar mai ti potrá?
(Sempre vibrando colpi colla spada)
SANCIO PANCIA: Tal ardor vi avvampa in seno
che ben chiaro non vedete
quel che in pezzi far volete
mio signore non è qua!
DON CHISCIOTTE: Gli vo’dar cento stoccate e qui esanime cadrà.
SANCIO PANCIA: Contro l’aria voi pugnate, il gigante non è qua!
DON CHISCIOTTE: Spera invan da me pietà!
(Don Chisciotte vibra un gran colpo. Sancio nello schermirsi lascia cader il capello. Don Chisciotte lo guarda con nobil compiacenza. Indi esclama)
Tinto al fin di nero sangue
l’atro teschio a terra giace.
Spinto all’erebo ho l’audace
che regal donna insultò!
SANCIO PANCIA: Non vedete? Ma non vedete?
È il mio cappelo
che di testa drucciolò, Non lo vedete?
(Ridendo e raccogliendo il suo capello)
DON CHISCIOTTE: Ah! Capisco uno stregone,
nel calor della tenzone,
Il gigante in fungo o in vento
per pietà si trasformó.
SANCIO PANCIA: Signor partiamo,
più non tardiamo,
rapidi al campo
volar convien.
DON CHISCIOTTE: Il bel cimento
m’alletta il core,
maggior valore
desta nel sen.
O Dulcinea,
mio dolce amore,
pien di valore
io volo al campo.
Di questa spada
al vivo lampo
per te vo accogliere
novelli allor.
SANCIO PANCIA: D’un isoletta
sarò il Signor,
e il bel pensiero
del dolce impero
di vivo giubilo
m’innonda il cor.
Se vincitore,
come non dubito,
d’una isoletta
saró il signor.

SCENA 12


(Sala nella locanda. Fernando, Lucinda velata, seguita da quattro uomini mascherati)

FERNANDO: Intorno alla locanda voi vegliate,
e pronti agli ordini miei colà restate.
(Gli uomini partono)
LUCINDA: Deh tu mi assisti o Ciel!
FERNANDO: Bella Lucinda, cedi al fine a miei voti;
un dolce nodo le nostr’anime stringa.
LUCINDA: Invan lo speri, fida a Cardenio ognora…
FERNANDO: E del rivale osi parlarmi ancor?
Sprezzi il mio amore
e incauta ostenti un barbaro rigore?
LUCINDA: A me parli d’amor,
tu che tradisti una tenera sposa,
tu che del sacro asilo
ove corsi a celarmi
con empio ardire m’involasti? Ah! Fuggi, fuggi dai sguardi miei... mi desti orrore!
FERNANDO: Ma pensa che capace son
di qualunque eccesso.
LUCINDA: Il Ciel clemente soccorso mi darà.
FERNANDO: Paventa o ingrata, non cimentar un alma disperata.

SCENA 13


(Brunirosa, Lucinda, Fernando)

BRUNIROSA: (A Fernando) Signor pronta è la stanza!
FERNANDO: Entriamo!
LUCINDA: Oh Dio! Palpito di spavento....
quando avrà fine un sì crudel tormento!
(Partono)
BRUNIROSA: Povera Signorina!
Ah! Son sicura
che la voglian far monaca per forza:
sarà fuggita. Ed ora... o fier cimento!,
forse la riconducono al convento!

SCENA 14


(Brunirosa, Marcello, Cardenio)

MARCELLO: Sancio Pancia è tornato?
BRUNIROSA: Si poco fa con Don Chisciotte,
e stanno fregando Rossinante,
quella leggiadra incomparabil bestia
a cui si contan l’ossa.
MARCELLO: Corri presto dì loro
che la figlia del gran Micomicome impaziente aspetta il bel campione.
BRUNIROSA: Tutto va ben? L’amabil Dorotea
ben che sia oppressa dal dolor
non sdegna di secondare.
MARCELLO: È giunto.
CARDENIO: Ah tanto meglio!
MARCELLO: Quelli abiti che i comici ambulanti,
non potendo pagare,
ci lasciarono in pegno,
fan proprio al nostro caso.
Radipelo per barba al mento
si è bene aggiustata la coda d’un cavallo.
BRUNIROSA: Ottimamente.
CARDENIO: Sento rumore.
MARCELLO: All’arte e facciam tutti ben la nostra parte!

SCENA 15


(Don Chisciotte, Sancio Pancia, Cardenio, Ferulino, Marcello)

DON CHISCIOTTE: Dov’è la principessa venturata?
MARCELLO: A dirle io vado in fretta che il suo liberatore qui l’aspetta.
SANCIO PANCIA: Ah! No non m’inganno...
sei tu mio dolce amico.
FERULINO: Don Ferulino eccome!
SANCIO PANCIA: Eroe diletto!
Specchio de’ Cavalier, stringimi al petto.
DON CHISCIOTTE: E per qual caso! parla...
FERULINO: Me n’andavo a Siviglia...
ma zitto... a noi ne vien la Real figlia.

Nº 7 - SESTETTO
SCENA 16


(I detti, Dorotea, Radipelo, travestito da scudiere, seguito)

DOROTEA: (A Don Chisciotte) Generoso invitto eroe, volgi a me benigno il ciglio
Al fatale aspro periglio
deh m’invola per pietà.
DON CHISCIOTTE: (A Dorotea) Bella amabile regina,
puoi fidarti a questo brando,
è miglior di quel d’Orlando
ei difenderti saprà
dal terribile cimento.
CARDENIO: (A Dorotea) Splenda o mai sul nobil volto dolce raggio di contento.
Del terribile cimento
ei salvare vi saprà.
SANCIO PANCIA: Nobilissima signora
serenate il mesto ciglio
Nostra cura è dal periglio,
il difender la beltà.
DON CHISCIOTTE: (A Sancio Pancia) (Sdegnato) Taci olà!
SANCIO PANCIA: Son lo scudiere e mi batto, come va? (mostrando i pugni)
DON CHISCIOTTE: (A Sancio) Taci dico!È tuo dovere
di non dir bestialità!
DOROTEA, CARDENIO, MARCELLO, RADIPELO:Che valente cavaliere,
sa difender la beltà.
DON CHISCIOTTE: Taci sciocco! È tuo dovere
di non dir bestialità.
(A Dorotea) Principessa, a me svelate
Quel che pena al cor vi dà.
DOROTEA: (Imbrogliata) Infelice… figlia… O Dei,
lo scudier per me favelli.
Quando penso a mali miei
l’alma in sen mancando va.
MARCELLO (A Radipelo) A si destro tu non sei
or l’inganno scoprirà.
RADIPELO: (A Don Chisciotte) Del gran re Micomicone
voi vedete in lei la figlia.
Il gigante Panfilone
la corona le rapì.
CARDENIO, MARCELLO: Non tardate, in voi confido.
DON CHISCIOTTE: Di giganti io me la rido.
DOROTEA, CARDENIO, MARCELLO, SANCIO PANCIA, RADIPELO: Ah! La sorte al suo valore
più bel campo non offrì.
DON CHISCIOTTE: (A Dorotea)Lieto splenda
quel viso languente,
La vendetta tremenda sarà.
Da me spinto il tiranno fremente
Negli abbissi dal soglio cadrà.
DOROTEA, CARDENIO, MARCELLO, SANCIO PANCIA, RADIPELO: Di sì grande inaudita vittoria risuonar ogni lido si udrà.
E nei fasti d’orrore e di gloria il suo nome in eterno vivrà.

SCENA 17


(Don Chisciotte, Sancio Pancia, indi Brunirosa)
DON CHISCIOTTE: Che luminosa impresa!
SANCIO PANCIA: E quando partiremo?
DON CHISCIOTTE: Dimani, a Rossinante,
l’incomparabil mio destriero amato,
convien lasciar pigliare un pò di fiato.
BRUNIROSA: Signor la vostra bestia
fa tanto chiasso, che tutti disturba.
DON CHISCIOTTE: Poverino ah! Lasso!
Da me lontano ei vivere non può.
Andiam. Dimani in viaggio.
SANCIO PANCIA: Ah! Tanto meglio... di quel bel regno affe’un bocconcino
toccherà anche a me .
(Partono)
BRUNIROSA: Oh che torno, oh che sciocco!,
parla di regno e non tiene un baiocco.

SCENA 18


(La detta, Marcello indi Fernando)
MARCELLO: (A Brunirosa) Eccoti qua una lettera importante, consegnata in segreto alla signora qua poc’anzi giunta.
BRUNIROSA: Come farò se chi seco è venuto
non la lascia mai sola?
MARCELLO: Non far la semplicetta;
troverai un momento propizio,
quando vuoi, anche al diavol la fai!.
BRUNIROSA: Ah! Qual calunnia!
MARCELLO: Insomma bada ben non far pasticci.
Vò guadagnare, ma non voglio impicci.
(Parte)
BRUNIROSA: La lettera è pur certo d’un amante,
che alla bella rapita promette pronta aita.
(Vedendo Fernando)
Ecco qui appunto il vigil suo custode, (nasconde la lettera) stiamo allerta .
(A Fernando) Signore, se il permettete,
io vado a prender gli ordini di Madama
FERNANDO: Andate e finché io non ritorni seco state. (Brunirosa entra nella camera di Lucinda)

Nº 8 - SCENA ED ARIA

 

FERNANDO: O Ciel, invan io spero indurla al dolce nodo.
La lusinga di riveder Cardenio invincibil la rende.
Ma il finto foglio a lei diretto, in cui si annunzia la sua morte,
Ah! forse freno darà al crudel rigor.
Nelle sue mani esser giunto dovria,
da mie seguaci tosto il potrò saper,
m’aita o sorte!
Sento con la speranza
che in petto langue omai la mia costanza.
Se la crudel tiranna non cede al mio desire,
nel barbaro martire vittima io morirò.
Cresce col suo rigore
l’affanno del mio core.
Tremo, deliro e smanio,
più calma, o Dio, non ho!.
Amor, pietoso amore,
Deh! Tu mi assisti almen.
Tu che il vivace ardore
a me destasti in sen.


SCENA 20


(Ferulino, Radipelo, indi Brunirosa, dalle camere di Lucinda, poi Sancio Pancia)
RADIPELO: Grazie al Cielo! Mi sento sollevato!
Quella barbaccia tanto mi pesava
che mi parea mill’ anni di lasciarla.
FERULINO: Ah! S’era per te quanto ben ti stava...
l’aria avevi d’un uomo d’importanza.
MARCELLO: (vedendo Radipelo) Oh bella! Senza barba!.
RADIPELO: L’ho cavata.
FERULINO: Micomicona pure s’è spogliata.
MARCELLO: E don Chisciotte, cosa penserà?
FERULINO: Direm che la regina,
per non esser seccata,
brama viaggiar incognita,
che il suo vago scudiere
è partito in gran fretta,
onde annunziare ai sudditi l’arrivo del campione.
RADIPELO: Oh che gran testa!
SANCIO PANCIA: (da dentro) Brunirosa! Marcello! dove siete?
(entra)
MARCELLO: Son qua!
BRUNIROSA: Cosa volete?
SANCIO PANCIA: Ho una fame maledetta!
È tardi... vo’ mangiar... che mai s’aspetta?

Nº 9 - FINALE PRIMO


(Brunirosa, Ferulino, Sancio, Radipelo, Marcello)
SANCIO PANCIA: Voi credete che gli eroi
sol si pascano di gloria?
V’ingannate al par di voi:
han bisogno di mangiar!
Dite un poco padron mio,
quando andremo a desinar?
BRUNIROSA, MARCELLO: Fra un’ oretta.
SANCIO PANCIA: Ah! L’appetito
sbadigliar ormai mi fa.
Ah! Ah!, Ah! Ah!.(Sbadiglia)
FERULINO, RADIPELO: Oh! Vedete il scimunito. Oh! vedete sbadigliar quasi mi fa.
BRUNIROSA, MARCELLO: Non temete, il desinare presto all’ordine sarà.
SANCIO PANCIA: Quando andremo a desinar?
BRUNIROSA, MARCELLO: Fra un’ oretta.
Or andiamo a preparare
quel che in viaggio occorrerà.
(Partono)


SCENA 21


(Fernando entrando guardingo dalla porta di mezzo)
FERNANDO: Che il suo ben privo è di vita
dubitar più a lei non lice.
Forse oppressa ed avvilita
men crudel con me sarà.
CARDENIO: (Uscendo dalla camera di Dorotea e riconoscendo Fernando) Ciel! Che vedo?, Ah! Ferma indegno!
FERNANDO: (Riconoscendo Cardenio)
(Quale incontro! O infausta sorte!)
(A Cardenio) Che pretendi?
CARDENIO: La tua morte!
FERNANDO: Folle ardir!
CARDENIO: Or si vedrà!(A piacere) Giunto è al fin della vendetta
il fatal tremendo istante,
e trafitto palpitante
il tuo sangue hai da versar!
FERNANDO: (A piacere) Vana speme il cor t’alletta. Ah! Paventa il mio furore,
Sì violento avvampa il core
che nol posso ormai frenar! (Facendogli segno di partire)
CARDENIO: Snuda il brando!
FERNANDO: Vanne fuggi!
CARDENIO: Ah! Se tardi un vil tu sei!
FERNANDO: Trema audace i sdegni miei!
Cessa al fin di cimentar!
CARDENIO: Perrà chi misero
così mi rende
e i dritti offende
di fede e onor.
Ira feroce
m’infiamma il petto,
cada l’atroce
vil traditor!
FERNANDO: Sangue dimanda
quel sguardo atroce,
Rabbia feroce
gli avvampa in cor.
Cada chi audace
m’irrita e offende
e l’alma accende
d’altro furor!

SCENA 22

 

DON CHISCIOTTE: (Entrando dalla porta di mezzo e trattenendo Cardenio e Fernando in atto di partire): Cavalieri! Olà fermate!
CARDENIO, FERNANDO: Qual ardire!
DON CHISCIOTTE: Della pugna
la ragione a me spiegate
ed io l’arbitro sarò.
CARDENIO, FERNANDO: Non vi ascolto, delirate!
DON CHISCIOTTE: Non parlate, olà fermate!
Di pugnar a voi non lice.
CARDENIO, FERNANDO: Non vi ascolto, olà cessate!
O l’ardire io punirò.
DON CHISCIOTTE: Se il permesso io non vi do, Olà cessate.



SCENA 23


(I detti, Dorotea, Lucinda, Radipelo, Marcello, Brunirosa, Sancio Pancia, Coro di uomini e donne)

BRUNIROSA, SANCIO PANCIA, MARCELLO, RADIPELO, CORO: Quai grida, O Ciel! che avvenne?
LUSCINDA, DOROTEA: Quai grida O ciel che miro!
CARDENIO: Lucinda! O strano evento!
LUSCINDA: Cardenio! O strano evento!
DOROTEA: Fernando! O reo cimento!
DOROTEA, LUSCINDA, CARDENIO, FERNANDO:Che pena! Che stupor!
FERNANDO: Che orribile cimento, vacilla in seno il cor!
TUTTI: Ingombra l’anima in tal momento
d’affanno io sento.
Ingombra l’anima in tal momento
han di spavento e di temor.
CARDENIO: (A Fernando) Dei tuoi misfatti, o barbaro,
la pena pagherai!
FERNANDO: (A Cardenio) Non cimentarmi involati,
Paventa il mio furor!
DON CHISCIOTTE: Silenzio olà che fatevi, un gran campion son io.
Udite il parer mio, cedete al mio valor.
SANCIO PANCIA: o pure il parer mio
a voi spiegar voglio.
DON CHISCIOTTE: Taci scudiere audace!
SANCIO PANCIA: Guerra non vo’ ma pace
CARDENIO, FERNANDO: Fuggi dal guardo mio,
rabbia mi desti orror.
DOROTEA, LUSCINDA: Pietà, soccorso, O Dio! Mi trema in petto il cor.
DON CHISCIOTTE: Udite il parer mio, cedete al mio valor.

SCENA 24

(I detti, un Auditore in toga con molte guardie)

AUDITORE: Altolà! Non vi movete, e sinceri rispondete!
Qui un colpevole s’asconde, Vo’ sapere dove sta!
Locandiere!
MARCELLO: Mio Signore!
AUDITORE: Responsabile voi siete, a un indegno rapitore
Un asilo qui si dà!
FERNANDO: (Son perduto!)
MARCELLO: Nol conosco.
AUDITORE: Ei si chiama don Fernando!
FERNANDO: (Avanzandosi) Son Fernando! Che volete?
AUDITORE: Quella spada a me rendete!
FERNANDO: (Dà la spada) O crudel fatalità!.
TUTTI: Minacciosa a noi d’intorno
frema un orrida tempesta.
Del destin l’ira funesta ci ricolma di terror.
In sì barbaro cimento
da chi mai sperar aita?.
Ah! L’angoscia e lo spavento
palpitar fa in seno il cor.
O giorno d’affanno, di smania e d’orror.
Del fato tiranno eccede il rigor.

ATTO SECONDO


SCENA PRIMA

Sala nella locanda; tavola con lumi.
(L’Auditore, Marcello, Brunirosa)
(L’auditore, seduto presso la tavola, scrivendo)
L’AUDITORE: Locandiere, punire io vi dovrei!
MARCELLO: Per qual ragione?
L’AUDITORE: Perchè asilo voi deste a un rapitor.
MARCELLO: Signore io non sapea...
L’AUDITORE: Che scusa !
«Stultum est dicere non puta vana».
BRUNIROSA: (A Marcello) Cos’ha detto?
MARCELLO: Non ho inteso, credea che la signora qui seco giunta fosse sua consorte.
L’AUDITORE: Sua consorte! O che favola!
Ed i sicari in maschera?
MARCELLO: Non li ho veduti.
BRUNIROSA: Io sola arrivare li vidi
e in un istante disparir…
MARCELLO: E a me nulla tu dicesti?
BRUNIROSA: Non vi ho pensato.
L’AUDITORE: Povera innocente! Basta,
per questa volta io vi perdono,
ma se in fallo di nuovo voi cadeste,
cara mia, cara assai la paghereste.
(Marcello e Brunirosa fan inchino e partono)

SCENA SECONDA


(L’Auditore, Dorotea, Lucinda, Cardenio)

L’AUDITORE: (S’alza) A riposar per poco andiam e poi.... (in atto di partir)
DOROTEA: (accorrendo) Ah! Signore!
L’AUDITORE: Che volete?
DOROTEA: Una grazia!
L’AUDITORE: Qual grazia?
CARDENIO: Permettete che per pochi momenti
a Fernando parliamo.
L’AUDITORE: Oibò non posso... nessuno ei dee veder.
DOROTEA: Ah! non negate un sì lieve favor.
LUCINDA: Forse evitare così si può un gran mal.
CARDENIO: Su noi cadere non può sospetto alcun!
L’AUDITORE: È ver! Ma io sordo, inflessibil, duro
debbo ognora restare al par d’un muro.

Nº 1 - CANONE


Dorotea, Lucinda, Cardenio:
Il Ciel clemente ci guida e accende,
brama innocente, nel cor ci sta.
Cessi il rigore. Deh! a noi cedete,
e parli al core sol la pietà.
Il Ciel pietoso ci guida e accende,
brama innocente, nel cor ci sta.
Cessi il rigore. Deh! a noi cedete,
e parli al core sol la pietà.
(L’Auditore dopo il Canone)
L’AUDITORE: Alcun rischio non vedo. Vi posso contentar,
troppo severo con voi esser non voglio.
A lui fra poco che parliate io concedo!
Ma per pochi momenti...
DOROTEA: Respiro, O Ciel!
LUCINDA, CARDENIO: Vi siam riconoscenti.
(Partono)

SCENA TERZA


(Interno del cortile della locanda. Si vede in fondo una scala rustica che introduce ad un granaio, pieno d’otri di vino, la porta è aperta, varie altre camere terrene.)

MUSICA Nº 2
Recitativo ed Aria
(Sancio Pancia scendendo rapidamente dalla scala del granaio)

SANCIO PANCIA: Vittoria! Gran vittoria! Olà! Correte!
RADIPELO: Che accade mai? Ch’è stato?
FERULINO: Cosa avete?
SANCIO: Una battaglia orrenda, inaudita, tremenda!
Non si trova né fasti della gloria
un più gran fatto, una più bella istoria!
Don Chisciotte è un eroe di nuova stampa,
e qual se in man tenuta egli avesse una rapa,
col suo brando reciso ha il capo
al gran Pandofilando!
Corni, pifferi, tromboni
sù strillate ad alta voce!
Cento colpi di cannone
faccian l’etra rimbombar!
Un più celebre campione
dove mai si può trovar?
LUCINDA, DOROTEA, CARDENIO, BRUNIROSA, FERULINO, RADIPELO, MARCELLO:
Ha perduto la ragione! È vicino a delirar!
SANCIO PANCIA: Prender può Micomicona
il real rotolo in mano,
or che il mostro disumano
fra gli spettri immobil sta.
Io dell’isola felice
sarò il nobile messere.
Dall’ eccesso, dal piacere,
giubilando il cor mi va!.
LUCINDA, DOROTEA, CARDENIO, BRUNIROSA, FERULINO, RADIPELO, MARCELLO:
Già delira l’infelice
e non sa quel che si fa!
(Dopo l’Aria di Sancio Pancia)
DON CHISCIOTTE: (Di dentro) T’arresta malandrin!,
ladro!, assassino! Ti tengo al fin!
Scappar più non mi puoi.
Così soglio trattar i pari tuoi!

SCENA 4


(Dorotea e detti)
DOROTEA: Qual rumor! Cos’avvenne?
CARDENIO: Don Chisciotte si batte contro i muri…
SANCIO PANCIA: (Verso il cortile) Signor, é morto,
e a Dio o rende conto de misfatti suoi
CARDENIO: Ma di chi parli?
SANCIO PANCIA: Oh bella… del Gigante…
con questi occhi ne vidi
qual rosso e gonfio fiume
scorrere il sangue e il capo
grosso al pari d’un otre
rotolar per la stanza.
MARCELLO: Oh me infelice! Sta a veder che quel matto forando gli otri il vino
mi ha versato che posi in quel granaio. (correndo rapidamente verso la scala) Aspetta!, aspetta!,
sul tuo capo farò la mia vendetta!
(Don Chisciotte compare in cima della scala coperto da capo a piedi da un lenzuolo, un berretto in testa e la spada nuda in mano)

Nº 3 -SESTETTO


(Lucinda, Dorotea, Don Chisciotte, Cardenio, Fernando, Radipelo, Sancio Pancia)

DON CHISCIOTTE: Qual ardire! Chi m’arresta! Son l’eroe della Mancia!
Fuggi indegno o la tua testa
presto in aria volerà!
CARDENIO, FERNANDO, RADIPELO:Locandier, deh! vi calmate,
tutto a voi si pagherà!
RADIPELO: Da che al mondo si fa guerra,
più bel caso non si vide.
dell’eroe che i forti atterra
sol la fama parlerà.
SANCIO PANCIA: Il gran teschio del gigante corro pronto a ricercar!
LUCINDA, DOROTEA, CARDENIO, FERNANDO:Lo scudiere e il cavaliere son due pazzi da legar!
SANCIO PANCIA: Corro, volo e in un istante qui lo voglio riportar.
DON CHISCIOTTE: Ma che vedo? La regina!
Don Chisciotte a voi s’inchina
ed i suoi novelli allori
vien deporre a vostro piè!.
DOROTEA: Quanto a voi sia grato il core
io spiegare invan vorrei,
non potrò a si gran favore
dar la debita mercé.
DON CHISCIOTTE: Almo eroe coll’alte gesta
tempo ormai che tregua diate,
e suoi lauri al fin passiate
che il valor così vi fa,
che il valor coglier vi fa.
SANCIO PANCIA: Ogni buco ho visitato
ed il teschio non si trova,
qualche mago indiavolato
certo via se lo portò.
CARDENIO: Per invidia uno stregone
in quel angol la celò.
SANCIO PANCIA: Ma non prema, quel briccone,
più risorgere non può.
CARDENIO: Qualche mago se lo portò.

DOROTEA, LUCINDA, DON CHISCIOTTE, FERNANDO:Lo scudiere ha ben ragione,
negli abissi ei rotolò.
TUTTI: Fra i torrenti di torbido sangue
giace immerso l’altero nemico,
e cader così freddo ed esangue
suol chi meco ha l’ardir di pugnar.
DON CHISCIOTTE: Del mio brando al terribil lampo
gel di morte si spande nel core.
DOROTEA, LUCINDA, FERNANDO, SANCIO PANCIA:Del suo brando al terribile lampo
gel di morte si spande nel core.
DOROTEA, LUCINDA: D’inaudito glorioso valore
sente l’alma nel petto avvampar.
DON CHISCIOTTE: D’inaudito glorioso valore
sento l’alma nel petto avvampar.
CARDENIO, FERNANDO, SANCIO PANCIA, RADIPELO:Sente l’alma nel petto avvampar.
(Don Chisciotte e Sancio Pancia partono)
FERULINO: Con qualche stratagemma,
se presto nol facciam tornar a casa
non v’é più scampo.
Il tempo perderemo
e ai pazzarelli andar poi lo vedremo.
(Ferulino e Radipelo partono)
CARDENIO: (A Dorotea) Dio voglia che Fernando a noi ’arrenda e goda l’alma al fin riposo e pace.
DOROTEA: Tanto sperar non oso.
CARDENIO: Ah! Si fidar dobbiam nel ciel pietoso.

SCENA 5


(Marcello e detti)
MARCELLO: L’auditore vi aspetta. Ah! non tardate !
CARDENIO: (A Dorotea) Presto andiam.
(A Marcello dandogli una borsa) Del vin qui vi pagate.
(Parte)
MARCELLO: Che bravo galantuomo! Paga per gli altri! Simile esempio ancor non ho veduto…
e facilmente non l’avrei creduto!
(Parte)
SCENA 6
(Cambia Scena Sala nella locanda. Fernando che viene introdotto dalle guardie, indi Dorotea.)

FERNANDO: Sorte crudel! Del tuo fatal rigore
vittima io son.. che dico?... Ah no!..
il reo misfatto... il colpevole affetto...
il cieco ardore infelice mi han reso…
Ah!… Perchè mai qui tratto ío son?
Che miro! La tradita mia sposa!..
Oh Dio! al suo aspetto il rimorso
crudel mi strazia il petto.
DOROTEA: Signor per pochi istanti
degnate d’ascoltarmi.
So che odiosa ormai vi son,
ch’è vano sperar che a me
serbiate la data fè,
ma sol per involarvi a reo destin,
qui movo il piè.
FERNANDO: Lasciatemi, nulla udir voglio!
DOROTEA: Ahí barbaro!...
Così di duol morir voi mi farete!
FERNANDO: Per me scampo non v’è. Che pretendete?
DOROTEA: Salvarvi io bramo. Deh! m’udite!
FERNANDO: (Oh pena!)
DOROTEA: Semplice contadina, lieta io vivea
nel sen di mia familia.
De vostri avi al servizio
da sì gran tempo addetta e ben servente
da lor, di fede in premio,
distinta ed onorata. Voi vi degnaste,
nel mio paterno e solitario asilo,
a me involgere il ciglio.
Il don mi feste
del vostro cor,
vi amai e ai sacri giuramenti io fé prestai.

Nº 4 - RECITATIVO E DUETTO
(Dorotea, Fernando)
FERNANDO: Giorno fatal!
DOROTEA: La destra
che libero mi offriste or non vi chiedo.
Pietade io solo imploro.
Deh, pensate al mio stato crudele.
Abbandonata, tradita, disprezzata
in odio al mondo, al genitor.
Ah! Dove asilo ormai trovar?
Voi sol potete darmi aita.
FERNANDO: Il vedete, son prigionier.
DOROTEA: Sia lieve la catena spezzar.
Se indegna io sono e tal credermi
debb’io d’esservi sposa
al men mi concedete che vostra schiava
a voi vicina io sia.
Questo è il mio sol desir, la pena mia.
DOROTEA: Se di pietade, oh Dio,
capace ancor voi siete,
quest’alma compiangete,
che pace ormai non ha.
FERNANDO: Delle sue fiere smanie
io sol son l’empio autore.
Per lei già parla al core,
la tenera pietà.
DOROTEA: L’empio rigor del fato
a tollerar son pronta,
ma al crudo affanno all’onta
s’involi il genitor.
FERNANDO: Cresce il rimorso
e l’onta straziar mi sento il cor.
DOROTEA: Seconda o ciel pietoso
il fervido desir.
FERNANDO: Guardarla, o ciel, non oso
provo un crudel martir.
DOROTEA: Al vostro piede morir voglio
se al fin non cede l’aspro rigor.
FERNANDO: Sorgete, oh Dio, pentito io sono,
a voi ridono la destra e il cor.
DOROTEA: Qual dolce giubilo, che bel momento,
svanir le smanie, cessò il tormento,
e sol nell’anima regna il piacer.
FERNANDO: Al fin respiro, che bel momento,
rimorsi e smanie vanire io sento,
contenta l’anima torna a goder.

SCENA
Dorotea, Cardenio, Fernando
DOROTEA: (Verso le quinte) Cardenio! Olà! Lucinda!
Pronti, accorrete! ho vinto, il Ciel pietoso
a me rende la pace e il caro sposo!
CARDENIO: (Accostandosi a Fernando)
O dì felice! caro amico!
FERNANDO: (Scostandosi con aria turbata) Ahime!
Ío sento al loro aspetto
nuovo tumulto sorger nel mio petto
DOROTEA: (Accorgendosi del di lui turbamento)
Oh Dio!
Signor voi vi turbate
FERNANDO: Qual contrasto crudel
DOROTEA: (A Fernando) Forse pentito..
ma no, vi leggo in seno e tutti i moti
scorgo d’un alma impetuosa, altera;
ma nobil, forte, tenera e sincera.

Nº 5 - RECITATIVO ED ARIA

CARDENIO: Fernando, deh! All’amico rivolgi un
dolce sguardo
Tu d’unirlo al caro oggetto
del tuo ardor giurasti.
Fido adempì gli ardenti voti miei,
e di te pago appieno esser tu dei.
All’amistà, all’onore,
fedel serbando il core.
Del più fatal cimento
ei sorge vincitor.
Domar se stesso è vanto
maggior d’ogni vittoria,
e altera di tal gloria
esser può l’alma ognor.
LUCINDA, DOROTEA: Nel petto dal diletto va palpitando il cor.
CARDENIO: Placida nel suo petto torni a regnar la calma.
Dividi il bel diletto che ci consola il cor.
FERNANDO: (A Cardenio) Vieni, Cardenio, Ah! vieni...
I torti abbian figli d’un cieco errore,
e generoso stringimi al tuo core.
CARDENIO: L’amico al fin ritrovo
nè spiegar posso qual piacer ne provo.
(Si abbracciano).
FERNANDO: Il ciel vi renda, o amici
fino all’ estremo istante appien felici.
(A Dorotea) E tu diletta sposa,
se oblii le pene che al tuo cor recai, fortunato me pur tu renderai.
DOROTEA: Il dubitarne é vano,
farmi degna del vostro affetto fia
l’unico scopo ognor la cura mia.

Nº 6 - CANONE

LUCINDA, DOROTEA, CARDENIO, FERNANDO:
Dal fosco velo l’iride splende,
corona il cielo, la fè e l’amor.
O lieto evento, o dì felice,
dolce contento c’innonda il cor.
(Dopo il Canone)
SCENA 7
(I detti, L’auditore con guardie)
L’AUDITORE: (A Fernando) Trascorsa è l’ora, andiamo.
CARDENIO: (All’auditore) Signor tutto è cambiato, Fernando a Dorotea
reso ha la destra e il cor; Lucinda è mia.
L’AUDITORE: Qual portento!
CARDENIO: Or signore, la libertà voi redergli potete.
L’AUDITORE: Adagio un pò. (Trae di tasca una carta e legge)
Guardiamo le istruzioni! previsto è il caso.
(Da segno alle guardie di partire)
Libero voi siete!
CARDENIO: Grati di cuor vi siamo.
A Don Chisciotte, ora pensar conviene, degno è di nostre cure,
onde guarirlo dalla sua strana frenesia, d’uopo è con arte il ricondurlo a casa.
L’AUDITORE: A voi delle mie guardie offro l’appoggio,
al mondo ognor de matti cresce il numero,
e in ver è un’opra se viene l’occasione
di rendere qualcuno alla ragione.
CARDENIO: Coi due amici or andiamo
a combinar la cosa.
L’AUDITORE: (Verso la quinta) Ehi locandiere!

SCENA 8
(I detti, Marcello, indi Brunirosa)
MARCELLO: (A l’auditor) Signor! Sono ai suoi ordini!
L’AUDITORE: Don Chisciotte, dov’è?
MARCELLO: Si sta vestendo.
L’AUDITORE: S’impedisca d’uscir dalla locanda!
MARCELLO: Ho capito, farò quel che comanda.
(Tutti partono eccetto Marcello)
Mi paion ben contenti!
Son d’accordo coll’auditore.
Le guardie sparite sono. Che vuol dir?
BRUNIROSA: (Accorrendo) Padrone!,
sapete la gran nuova?
MARCELLO: In un momento come tutto è cambiato.
Oh che portento! (Parte)
BRUNIROSA: Questo davver può dirsi l’albergo
de’ miracoli,
e al viaggiator che altrui si narrerà
con istento davver si crederà.

SCENA 9
(Brunirosa, Sancio Pancia)
SANCIO PANCIA: O Poveretto me, tutto è perduto!
BRUNIROSA: Cos’avete?
SANCIO PANCIA: Cos’ho? Per rovinarmi,
fatta a un tratto il demonio
ha un infernal tremenda metamorfosi
che immaginar nessun certo potea: Micomicona or è una Dorotea!
BRUNIROSA: Ah! Ah!
SANCIO PANCIA: Voi mi burlate? Addio il governo!
addio la mia cuccagna!
BRUNIROSA: Verrà un’ altra regina, non temete,
e in qualche buco a governar andrete.
(Parte)
SCENA 10
(Sancio Pancia, indi Don Chisciotte)
SANCIO PANCIA: Il presente si tiene,
a l’avvenir a chi stia in man non so,
intanto il mio bel regno in fumo andò.
(vedendo Don Chisciotte) Ah! mio signor! Potete tornar in letto si tutto è finito
non v’è regno da rendere
nè giganti da uccidere.
DON CHISCIOTTE: Lo so bene che tremenda battaglia!
D’un sol colpo al colosso
saltar feci la testa,
scorse il sangue a torrenti!
SANCIO PANCIA: Si del vino che al locandier s’ha da pagar.
DON CHISCIOTTE: Sei matto!
SANCIO PANCIA: Son matto si vedrete cose di nuova idea,
la regina è cambiata in Dorotea.
DON CHISCIOTTE: Tu delir, davvero!
SANCIO PANCIA: E di più poi, da un bucarello, ho visto...
DON CHISCIOTTE: Parla...
SANCIO PANCIA: Ah!.. temo..
DON CHISCIOTTE: Parla ti dico!
SANCIO PANCIA: Ho visto Dorotea,
regina al pari di mia nonna,
fare certe carezze a un signorino
DON CHISCIOTTE: Ah! Taci! (gli mette la mano sulla bocca)

Nº 7 - SCENA ED ARIA
Don Chisciotte, Sancio Pancia
SANCIO PANCIA: Non mi chiudete l’organo vitale!
DON CHISCIOTTE: Così parlar tu ardisci?
SANCIO PANCIA: Ho detto il vero!
DON CHISCIOTTE: Qual bestemmia che orror! Ah! Di furore
a tali accenti mi divampa il core.
Brutto! Serpente!Ah! Chiudi
l’atroce bocca impura!
Non v’è nella natura
mostro di te peggior!
Ben sai che una regina
di tali colpe è incapace,
Che di virtù la face
nel sen le brilla ognor.
SANCIO PANCIA: Ma…con questi occhi….
DON CHISCIOTTE: (Cava la spada) Ah! Perfido!
SANCIO PANCIA: O ciel! Non m’uccidete! (Verso le quinte) Soccorso! Olà! Correte!
DON QUISCIOTTE: Invan chiedi pietà!

SCENA 11
(I detti, Dorotea, Fernando, Cardenio, Marcello, contadini e servi della locanda)

TUTTI: Quai grida? O ciel, fermate!
DON CHISCIOTTE: No! No! Lo voglio uccidere!
TUTTI: Signor, deh! Vi calmate!
SANCIO PANCIA: La vita per pietà!
DON CHISCIOTTE: Invan pietà implorate!
Estinto cadrà!
SANCIO PANCIA: La vita per pietà!
TUTTI: (A Sancio Pancia) Fuggite, olà che fate!
Andate via di qua! (Lo fanno fuggire)
DON CHISCIOTTE: (A Dorotea) Donna real, deh, frena
il tuo crudel dolore,
Volgi al tuo difensore
un guardo di bontà.
L’empio fellon che offendere
Ardì il tuo sacro onore,
Preda del mio furore
(cercando Sancio Pancia)
Al regio piè cadrà.
Vieni a morir, t’affretta,
Nol vedo ov’è. Ah, pietoso,
Alla fatal vendetta
Il diavol l’involò.
TUTTI E CORO: Del braccio suo terribile salvar no, non si può.
DON CHISCIOTTE: Ma io stesso in fondo all’erebo a ritrovarlo andrò.
Dal braccio mio terribile salvar no non si può.
(Il coro parte)
(Dopo l’Aria di Don Chisciotte i detti, Marcello.)
MARCELLO: (A Dorotea) Tutto è all’ordin, Signora, secondo i suoi comandi, nel giardino preparato è il banchetto.
DOROTEA: (A Don Chisciotte) Nobil campione, amici, andiam.
DON CHISCIOTTE: Vi seguo.
DOROTEA: Dopo si partirà
DON CHISCIOTTE: Pronto son io
ad appagar in tutto il suo desio.
(Don Chisciotte offre la mano a Dorotea e parton con Fernando)
CARDENIO: Ebben, Marcello, come va la cosa?
MARCELLO: A meraviglia!
CARDENIO: Nulla manca...?
MARCELLO: Nulla!. L’auditore è d’accordo
con Radipelo e Ferulino
si bene han concertato il piano
che il successo è infallibile.
CARDENIO: Ne godo!
MARCELLO: Io pur dal canto mio, adoprato mi sono!
A lor fornito ho il necessario
CARDENIO: Bravo! Grati ve ne saremo. Don Chisciotte si è guastato il cervello co’ romanzi.
Il ricondurlo a casa è il solo mezzo di risanarlo, e sono d’opinione che al fin recovrerà la sua ragione.
(Partono)
SCENA
(Giardino, con tavola imbandita.)
(Ferulino, Radipelo, indi Dorotea, Don Chisciotte, Fernando, Lucinda, signori di corte)

RADIPELO: (A Ferulino) Credi che ognun farà ben la sua parte?
FERULINO: Non dubitar! Tu sai che me n’intendo!
Che a miei scolar talora
ho fatto recitare la commedia.
RADIPELO: Ecco il corteggio, attenti!
(Entrano i signori di corte)
FERULINO: Ah! se riesce l’affare come spero
fortuna far potremo
che di matti a guarir non mancheranno.
(Entra Dorotea con Don Chisciotte, Cardenio, Fernando e dame di corte)
DOROTEA: Illustre paladino
permettete che a voi or che vicina
risalir sul trono propizia io vedo
splendere la sorte,
qui presenti i signori della mia corte.
(verso Lucinda) Prima donna d’onor...
(Verso Fernando) Primo scudiere...
(Verso Ferulino) Gentil uomo di bocca...
(Verso Radipelo) Tesoriere...
(Verso gli altri) Ciambellani...
Scudier... Baroni... et cetera...
(Don Chisciotte li saluta quando li nomina.)
…stavano tutti incogniti, ma adesso,
de’ loro impieghi tornano al possesso,
ah! il caro genitore che m’indusse
a volar presso di voi, onde involarmi
al barbaro periglio, darmi no,
non potea miglior consiglio.

Nº 8 - ARIA
DOROTEA: Nato al mondo pel ben dei mortali,
scudo ai buoni, degli empi il terrore.
Di chi geme calmate il dolore,
e all’ardir da voi freno si da.

Ogni prode a voi offre la palma,
tutto cede all’invito valore,
Ne bei fasti di gloria, d’onore,
di tal pregi l’esempio non ha.

Sempre al fianco vi sta la vittoria
e sia lieve il terribil cimento.
Lieta calma, soave contento,
nel mio regno brillar si vedrà.

(Sancio Pancia fa cenno dalle quinte che brama d’entrare con dei piatti che fumano)
(Dopo l’Aria Dorotea)
CARDENIO: (A Dorotea) Maestà, Sancio Pancia chiede audienza.
DON CHISCIOTTE: No, no, dov’è l’iniquo?.. Deve morir!
DOROTEA: Signore, grazia vi chiedo...
DON CHISCIOTTE: Grazia?
DOROTEA: Riflettete che il castello è incantato
qualche mago l’avrà forse ingannato.
DON CHISCIOTTE: Ah! Si, è possibile, il mio scudiere
in fondo è un galantuomo,
mai maldicente nol conobbi, il giuro;
e un stregon t’ammaliò! ne son sicuro.
DOROTEA: Dunque a lui perdonate?
DON CHISCIOTTE: A una regina, che mai si può negar!
CARDENIO: (A Sancio Pancia) Ehi! Sancio,
vieni l’eroe si è calmato.

SCENA
Detto e Sancio Pancia
SANCIO PANCIA: (Inginocchiandosi) Ah! mio signore
perdon mi concedete
DON CHISCIOTTE: Io ve l’accordo, si.
SANCIO PANCIA: Grazie!
DON CHISCIOTTE: (A Sancio) Sorgete
DOROTEA: A tavolo sediamo
SANCIO PANCIA: Oh dei che gusto!
DOROTEA: (A Cardenio) Mastro di cerimonie
i posti disponete.
(A Don Chisciotte) E voi, Signor,
accanto a me sedete.
(Cardenio dispone i posti e mette Sancio presso a Don Chisciotte)
DON CHISCIOTTE: Olà bestia, che fai! Uno scudiere
a tavola real non siede!
DOROTEA: È vero, ma siamo alla campagna
ed appuntino non si soglion
seguire l’etichette.
SANCIO PANCIA: Che brava donna!
DON CHISCIOTTE: Siedi, a te il permette.

Scena
Marcello e detti
MARCELLO: A vostra maestà se lo concede
contadini e pastori chiedon
di offrir il lor dovuto omaggio.
DOROTEA: Vengano pur li vedrò con piacere
festeggiar il mio nobil Cavaliere.
(Sul ritornello entrano le contadine recando dei mazzi di fiori ed i pastori coi loro strumenti pastorali)

Nº 9 - FINALE
CORO: Non si vede in questo giorno
sorger mai più lieto giorno,
vaghi rai spandono intorno
la bellezza ed il valor.
(A Dorotea)
Se il reale augusto ciglio
voi benigna a noi volgete,
di contento ci farete
palpitar nel seno il cor.
DOROTEA: Buona gente, Ah! Vi credete,
io di cor grata vi sono,
e adular voi non sapete
nè adombrar con arte il ver.
E vorrei che intorno al trono
fosse ognun così sincer.
CORO: Viva viva la regina
e il suo nobil difensor.
Lieti giorni allor destina
il celeste almo favor.
CARDENIO: (A Dorotea) Maestà, di far de’ brindisi
la licenza a voi si chiede.
DOROTEA: Già vel dissi in questa sede
L’etichetta dee tacer,
Che recar suol noia e tedio
è nemica del piacer.
(Brindisi)
LUCINDA: Viva l’imene, viva l’amor!
Che d’ogni bene colman i cor
Viva l’imene, viva l’amor!
CORO: Viva l’imene!, viva l’amor!
CARDENIO: D’un cor fedele viva il candor,
D’astro crudele vince il rigor,
D’un cor fedele viva l’ardor!
CORO: D’un cor fedele viva l’ardor!
FERNANDO: Viva dell’alma la dolce calma,
ch’è di virtude compagna ognor.
Viva la calma d’un puro ardor!
CORO: Viva la calma d’un puro ardor!
SANCIO PANCIA: Di Bacco viva il bel liquor,
che accende e avviva il foco in cor.
Di Bacco viva il bel liquor!
CORO: Di Bacco viva il bel liquor!
FERULINO: Vivan le lettere! Viva Esculapio!
RADIPELO: Viva il magnanimo mio difensor!
Viva il magnanimo mio difensor!
CORO: Viva il magnanimo suo difensor!
DON CHISCIOTTE: Bevo alla dea di questo cor,
a Dulcinea, madre d’amor!
Colla sonora tromba Marte a pugnar m’apella,
addio regina bella,
io volo a trionfar.
Ma breve sia il cimento,
e al vostro regio piede
rapido in questa sede io voglio ritornar.
(A Sancio Pancia) Vieni, scudier, t’affretta!
SANCIO PANCIA: (Guardando la tavola ed i piatti)
O gloria maledetta, cosa mi fai lasciar!
(Don Chisciotte e Sancio Pancia partono)
GLI ALTRI: Al laccio egli offre il piede
e grato al fin sarà.
LUCINDA: O cielo! Ai voti arridi
di tenera amistà
il tuo favor lo guidi
e salvo al fin sarà.
MARCELLO: (Accorrendo) Il colpo è fatto!
Oh che portento!
Un solo accento
non proferì!
GLI ALTRI: Or il buon viaggio
a dargli andiamo,
Le nostre brame
paghe vediamo.
O lieto giubilo
o lieto dì! (Partono)
CORO: Fra queste ombrose piante
fermar possiamo il piede,
il cavaliere errante
di qua deve passar
(si dispongono in vari gruppi per osservar)
Eccolo! Ei vien, guardate.
Sta muto e pensieroso.
Spettacol più curioso,
no, non si può trovar.
(Il cortegio s’avanza in mezzo alla scena)
SANCIO PANCIA: (correndo) Fermate! Olà fermate!
Il mio signor in gabbia!
(Il cortegio si ferma)
Barbari! Dove andate? Che fiera crudeltà!
DON CHISCIOTTE: Scudiero, cosa dici d’un simile accidente?
SANCIO PANCIA: Non capisco niente! Non vi conosco più!
DON CHISCIOTTE: De cavalieri erranti
tutte le istorie ho in mente,
Ma in guisa tal trattato
nessun di lor mai fù.
O sù destrieri aligeri,
o sù carri di foco,
Gli antichi eroi volavano
nell’ Indie e nel Perù,
E in gabbia rinserrato
a forza strascinato,
E in mezzo all’ ombre, ai diavoli,
ho l’aria d’un cucù!
SANCIO PANCIA: Non ci capisco niente! Non vi conosco più!
CORO: Zitto dall’antro oscuro,
da larve circondata,
Con lento piè una fata
ver noi movendo va.
DON CHISCIOTTE: Ah! Venga qui la fata,
fors’è bene informata
E del strano incantesimo
l’enigma spiegherà.
(Brunirosa vestita da fata, dopo aver fatto varie giri colla verga magica, s’avanza verso Don Chisciotte)
BRUNIROSA: O tu che muto stai, fra l’onta e il duolo!
Valente cavalier, serena il ciglio.
Era questa la via, il mezzo solo
di trar Micomicona del periglio.
Nunzia dell’avvenir a te m’involo
e fè tu de prestar al mio consiglio. Attento ascolta quello che fissato
fù pel tuo bene dall’eterno fato:
(Quasi ad libitum)
Quando il forte, tremendo e minaccioso leone della Mancia e la gradita,
candida tortorella del Toboso,
Schiavi d’imene al fin daranno vita
de’ leoncini al germe glorioso,
L’eccelsa impresa allor sarà compita.
Di gioia echeggerà l’etra in quel giorno
il sol farà l’entrata in capricorno.
E tu Sancio, che sei degli scudieri
il più nobil e il più forte,
Marcia pur dietro al fior di cavaliere,
Che presto sgombro fia dalle ritorte.
Ti affida ai detti miei, in van disperi,
Entrambi serva il cielo a lieta sorte.
Ma giunta è l’ora fissa al partir mio.
Magnanimi campion vi lascio. Addio!
(Parte)
DON CHISCIOTTE: D’un presso mortale
or libero ho il core,
conforto al dolore
la fata recò.
SANCIO PANCIA: Mi è noto che il bene
sen vien dietro al male,
ma in senso un po’ ambiguo la fata parlò.
(Il cortegio s’incammina; l’auditore se vuol può sortire)
DOROTEA: La partenza ah sospendete.
All’eroe parlar deggio, nel lasciarvi io sento oh dio
l’alma in seno palpitar.
DON CHISCIOTTE: Maestà, il coraggio mio deh non fate vacillar
DOROTEA: Rivedervi io presto spero
DON CHISCIOTTE: Ve ne do la destra in pegno.
DOROTEA: Sui confini del mio regno
io vi vado ad aspettar.
DON CHISCIOTTE: Là volar voi mi vedrete
i nemici a debellar.
SANCIO PANCIA: Ed in tanto penserete l’isoletta a preparar!
TUTTI: Là volar voi lo vedrete i nemici a debellar.
DON CHISCIOTTE: Maestà, principi, addio, io non so dove si và,
ma ben presto il valor mio nuovo campo s’aprirà.
SANCIO PANCIA: Or sta in gabbia il padron mio,
non si sa dove si va.
Ma ben presto, vel dich’io,
gran portenti egli farà.
(Il cortegio parte per fare il giro sul palco)
TUTTI: Il campion, speme del mondo,
proteggi o ciel pietoso,
colla diva del Toboso
goda ognor felicità.